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Calcolo tariffa puntuale e criteri di misurazione dei rifiuti

Il superamento della tassa sui rifiuti (TARI) con la tariffa puntuale (TARIP) è diventato un obbligo,  per i comuni dal 6 giugno scorso.

Un obbligo che deriva dal decreto del ministero dell’ambiente del 20 aprile 2017.

Il DM atteso da 20 anni riporta il regolamento ministeriale,  che stabilisce i  criteri per la realizzazione di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti dalle utenze del servizio pubblico”.

Il regolamento introduce la tariffazione puntuale dei rifiuti ovvero, che la tariffa  è commisurata alla quantità dei rifiuti effettivamente prodotti dalla singola utenza. La  tariffa rifiuti , ieri come oggi dipende dalla superficie dell’immobile e dal numero di persone che l’occupano.

Il criterio di calcolo della quantità di rifiuti prodotti era , in un DPR del 1999 .

Il decreto del ministero stabilisce i sistemi di misurazione puntuale dei rifiuti e il titolo del DM è  “criteri per la realizzazione di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti dalle utenze del servizio pubblico”.

La tariffa puntuale dovrebbe coniugare economicità e gestione sostenibile dei rifiuti,  improntata al motto “ paga solo quello che butti”. Una modalità che si basa sul calcolo delle quantità premiando i comportamenti virtuosi di cittadini e amministratori. La tariffa viene applicata solo alla componente variabile dei rifiuti , mentre la quota fissa resta legata alla misura della superficie. Evidente che l’applicazione della tariffa obbliga ad adottare vari sistemi tecnologici, che vanno , dal transponder RFID (Radio Frequency IDentification ovvero “ Identificazione a radio frequenza” e consente l’identificazione automatica di oggetti e persone)  al codice a barre.

Tecnologie che consentono di associare il sacco conferito all’utente  e, pesare direttamente o indirettamente i rifiuti conferiti.

La pesatura indiretta avviene misurando il volume  moltiplicato un “ coefficiente di peso”, che viene stabilito dal comune  «per ciascun periodo di riferimento e per ciascuna frazione di rifiuto» in base «alla densità media dello specifico flusso di rifiuto, determinata come rapporto tra la quantità totale di rifiuti raccolti e la volumetria totale contabilizzata».

La tariffa puntuale genera dei risparmi sia per i cittadini che, per le attività economiche.

Il sistema consente anche di rilevare la effettiva consistenza degli scarti generati dalle aziende e,  quindi con esborsi monetari più vicini alla quantità di rifiuti prodotti dall’azienda.

Pochi i comuni che sono passati alla tariffa, ma resta una eccellente sfida sul terreno dello sviluppo sostenibile e del contenimento dei costi.

Pochi i Comuni che la hanno adottata.

Pochissimi i comuni del Sud.

In Campania solo due!! 

Le cause?

Lentezza della burocrazia, tempi lunghi per la progettazione del servizio di raccolta puntuale e previsione nelle gare d’appalto della mutata metodologia di determinazione del costo integrale del servizio e quindi l’attrezzaggio con le nuove tecnologie atte alla misurazione delle quantità prodotte.

Il Comune di Eboli ha un contratto, per il servizio integrato dei rifiuti scaduto il 15 gennaio del 2015.

E’ stato oggetto di varie proroghe e avviato il procedimento, per una nuova gara nel febbraio del 2017.

La gara è stata annullata dall’ANAC ed è stato emanato un nuovo bando.

Non sembra presente l’adeguamento tecnologico per il passaggio dalla tassa alla tariffa.

Un Comune, che produce 16.048 tonnellate di RSU e con un costo di competenza per il corrente anno pari a 6,689 milioni di euro e con erogazione di cassa pari a 8,826 milioni di euro (fonte: DOP 2019/2021).

Normalmente  la componente organica degli RSU è circa il 40% quindi 6400 tonnellate dovrebbero essere gestite, a tariffa agevolata nell’impianto di compostaggio da 20 mila tonnellate ubicato sul territorio comunale.

La Campania si rivela la regione con la più elevata tassa sui rifiuti e di importo pari a 422 euro a famiglia , media Italia 302 euro e Trentino Alto Adige con 188 euro.

Valutati i costi medi  pro capite, per gli RSU passiamo dai 96 euro del Veneto ai 112 della Lombardia a 167 ,6 per il cittadino ebolitano.

Sarebbe una scelta sfidante ma foriera di benefici per il cittadino e l’Amministrazione che la attua l’attuazione della tariffa puntuale.

 

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