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Igino Ugo Tarchetti: uno “scapigliato” in carrozza tra Eboli e Potenza.

Anno 1862.

Prima di Carlo Levi, all’indomani dell’Unità d’Italia, che molto costò alla popolazione meridionale, un autore della corrente artistico-letteraria conosciuta come “Scapigliatura milanese”, Igino Ugo Tarchetti, “scoprì”, un settantennio prima del più noto Carlo Levi, che “Cristo si era fermato ad Eboli”, che il progresso aveva un limite geografico ben definito e che Eboli era la frontiera settentrionale di un “altro” mondo, un mondo diverso e sconosciuto, un mondo per certi versi ancora pagano, un’esperienza “esotica” per chi come Tarchetti veniva dal Piemonte.

Tarchetti era nato a San Salvatore Monferrato in provincia di Alessandria nel 1841 e sarebbe morto di tubercolosi all’età di ventotto anni nel 1869.

Tarchetti aveva intrapreso la carriera militare per diventare in seguito un convinto antimilitarista, dopo che ebbe visto le angherie e i soprusi che le genti del sud Italia pativano dopo l’invasione delle milizie piemontesi.

Tra il 1861 e il 1863 come soldato di Vittorio Emanuele II fu inviato a reprimere il fenomeno del brigantaggio meridionale ed in questa circostanza, nel 1862, dovette percorrere il tratto Eboli-Potenza a bordo di una carrozza.

Ai suoi occhi Eboli apparve come il confine tra due mondi diversi: l’uno progredito e colto, l’altro, quello meridionale, arretrato e rozzo e rimasto quasi “feudale” per certi versi.

Il viaggio comincia il 7 gennaio e tutto ai suoi occhi sembrò diverso e inimmaginabile mentre che, ad appena due ore di cammino da Eboli, si inoltrava attraverso gole di montagna tra povertà e gente “selvaggia”.

Povertà, si, povertà e malattia: a riguardo Tarchetti scrisse. “Migliaia di Lazzari, vivono con quattro centesimi di lumaconi al giorno, lumaconi bolliti in una broda nera, densa, viscida… Vivevano spesso di un centesimo di lattuga …”.

Tra sudiciume e ignoranza, tra miseria e assurdità, tuttavia, Tarchetti notò che gli uomini del sud apparivano più felici di quelli del progredito e ricco nord: sotto le vesti stracciate i meridionali nascondevano gioia di vivere: ”Come la povertà è felice, come è grande la semplicità, come è sapiente l’ignoranza”.

Sembra quasi che Tarchetti nel descrivere queste genti anticipi Carlo Levi quando scrive: “Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale.

Tarchetti lascia un resoconto scritto di tale esperienza che va sotto il titolo de “L’innamorato della montagna” (Osanna Edizioni, 1994): un romanzo brevissimo che gli ebolitani troveranno anche tra gli scaffali della Biblioteca Comunale.

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