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Il sistema dei servizi sociali e la sua governance. La gestione associata dei servizi.

La legge 328/00 affida ai Comuni associati le funzioni amministrative concernenti i servizi sociali nelle forme previste dal testo unico degli enti locali; essi definiscono e realizzano il Piano sociale di zona.

Le Regioni, invece, definiscono gli Ambiti territoriali per la gestione unitaria del sistema locale dei servizi sociali.

Questo indirizzo legislativo è ribadito nella legge regionale 11/07, intervenuta a seguito della modifica del titolo V della costituzione, che ha attribuito alle regioni potestà legislativa esclusiva in materia di servizi sociali. 

I Comuni hanno, quindi, la titolarità della programmazione, della realizzazione e valutazione a livello locale degli interventi sociali e, di concerto con le ASL, degli interventi sociosanitari.

Gli stessi adottano la forma associativa per l’esercizio delle funzioni sociali e le modalità di gestione degli interventi e dei servizi programmati nel piano di zona di ambito, ai sensi del d.lgs. 267/00.

È chiaro quindi che i servizi sociali e sociosanitari devono essere obbligatoriamente svolti in forma associata, cioè non possono più essere attivati e realizzati dai singoli Comuni, pena responsabilità erariale e l’esercizio del potere sostitutivo da parte della Regione.

Il superamento della dimensione localistica rappresenta, difatti, un momento fondante della riforma dei servizi sociali. Esso trova la sua legittimazione nella necessità di trovare assetti organizzativi e gestionali in grado di assicurare le economie di scale, la dimensione territoriale più idonea, la continuità assistenziale.

La scelta della forma associativa tra quelle previste dal TUEL 267/00, negli articoli 30-34, nel rispetto del principio di autonomia locale, è affidata al Coordinamento istituzionale di Ambito.

Le forme associative rappresentano la forma giuridica che assumono gli Enti locali che si associano per svolgere in maniera unitaria funzioni loro attribuite dall’ordinamento.

Le forme di gestione, invece, sono gli strumenti giuridici di cui si dotano o le modalità che adottano i soggetti pubblici locali associati, per realizzare ed erogare i servizi.

La forma associativa di funzioni maggiormente scelta dagli ambiti territoriali è la Convenzione di cui all’art. 30 del TUEL.

Una forma associata snella e leggera che non ha personalità giuridica autonoma ma impone la responsabilità giuridica, contabile e civile in capo al Comune capofila, attraverso la delega di funzioni e la relativa attivazione di un ufficio di piano.

La Convenzione è stata una soluzione utile nella fase iniziale del processo di riforma, per superare la generale ritrosia dei Comuni a cedere proprie attribuzioni a una forma associativa ma sempre meno adeguata a garantire assetti organizzativi e gestionali coerenti con le funzioni programmatorie, progettuali e operative necessarie per garantire la continuità dell’erogazione, un assetto organizzativo stabile, autonomia di bilancio, stabilizzazione degli operatori, fluida gestione di finanziamenti comunitari.

Non a caso la Regione ha più volte sollecitato gli Ambiti territoriali a dotarsi di forme associative più adeguate ad assicurare l’esigibilità, la continuità e la qualità dei servizi e delle prestazioni.

Anche il Governo nazionale è intervenuto con precisi indirizzi normativi con il decreto 147/17 prevedendo la possibilità per gli enti locali di associarsi in consorzi di servizi sociali.

In tal senso la Regione Campania sta ripetutamente prevedendo premialità economiche per gli Ambiti che si trasformano.

La forma che più sta concretizzandosi, osservando gli Ambiti che già si sono trasformati (sono oltre 12 a livello regionale e almeno 4 in provincia di Salerno) è quella dell’azienda speciale consortile dei servizi alla persona (ASP), ai sensi dell’art. 31 c. 1 e dell’art. 114 del TUEL.

Queste a differenza dei Consorzi non sono soggette se non parzialmente ai vincoli di finanza pubblica in materia di patto di stabilità interno e di assunzioni di personale (legge 147/13, legge 114/14  e d.l. 112/08 ).

Gli Organi dell’azienda speciale consortile sono l’assemblea consortile, la direzione generale, l’organo di revisione, il consiglio di amministrazione nominato dall’assemblea consorziale, il presidente dell’assemblea.

Ha personalità giuridica e autonomia patrimoniale e statutaria, ha dotazione organica propria del personale, è iscritta al registro delle imprese, è ente strumentale degli Enti locali (cioè pur avendo autonomia gestionale, conserva carattere pubblico in termini di finalità sociali), gode di autonomia imprenditoriale, estesa fino a tutto ciò che non spetti all’Ente Locale, con l’obbligo di rispetto dei principi di efficienza, economicità ed efficacia oltre che del pareggio di bilancio.

L’importante è non considerare l’Azienda speciale consortile come mero soggetto delegato dagli Enti Locali, piuttosto rappresenta un investimento straordinario per promuovere il sistema di welfare complessivo e valorizzarne le potenzialità sul territorio.

In questo senso l’Azienda speciale può farsi carico della gestione complessiva delle attività da svolgere assumendo le funzioni delegate dall’Ambito a curarne la organizzazione; possono anche curare direttamente alcuni servizi previsti dalla programmazione di Ambito.

Cioè l’Azienda può sia coordinare la gestione dei servizi che l’erogazione diretta degli stessi.

Oltremodo l’azienda può comunque svolgere anche l’attività di supporto alla programmazione territoriale con gli Enti locali.

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