in ,

Il Sistema Giustizia: l’impatto sulle realtà locali della soppressione degli uffici giudiziari periferici. Eboli e la Piana del Sele. Proposta operativa.

L’evoluzione legislativa. L’organizzazione delle circoscrizioni giudiziarie nel nostro Paese risaliva al 1861, quando fu oggetto di una revisione, indispensabile per armonizzare l’ordinamento preunitario, con quello post unità d’Italia. Successivamente, la prima revisione generale con drastico sfoltimento del numero dei tribunali si ebbe con l’emanazione del R.D. 30 gennaio 1941 n. 12. Interventi legislativi estemporanei hanno poi istituito fino agli anni ’90 alcuni nuovi uffici giudiziari ( Gela ’91, Nocera Inferiore e Torre Annunziata ’92, Tivoli ’99). In quegli anni Eboli perse il treno e non riuscì ad avere il suo tribunale, nonostante avesse tutti i parametri in regola (carichi di lavoro, popolazione servita, attività economiche). Il decreto legislativo n. 51 del 1998 ha poi istituito, con decorrenza dal 2 giugno 1999, il giudice unico di primo grado, sopprimendo il pretore, e segnando una prima significativa svolta per una nuova organizzazione territoriale degli uffici giudiziari con l’accorpamento delle antiche preture mandamentali e la creazione delle preture circondariali, con sede nel capoluogo. L’ultima riforma del 2011. E’ stata la legge 14 settembre 2011 n. 148, con la “Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari” a dare la veste definitiva alla soppressione di 37 tribunali periferici e di tutte le 220 sezioni staccate. L’attuazione è stata consacrata di decreti legislativi 7.9.2012, nn. 155 e 156, in vigore dal 13 settembre 2012. Poi è sopraggiunta la riforma degli uffici del Giudice di Pace (decreto legislativo 156/2012 ) con la soppressione di 667 uffici periferici, accorpati alla sedi del capoluogo ( che merita approfondimento e trattazione separata). Eboli, a dispetto delle legittime aspirazioni, ha così visto prima sopprimere la sezione distaccata del Tribunale (chiusa definitivamente con l’accorpamento alla sede centrale di Salerno nel giugno 2017), e poi, per evitarne la soppressione, accollare al comune ( in predissesto finanziario) il peso del complicato mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace. Questa, in sintesi estrema, la storia, che però non è del tutto conclusa: infatti il passato governo lasciò aperto il capitolo che riguardava la soppressione di Tribunali minori e la riduzione ed accorpamento di Corti di Appello e Tribunali Amministrativi Regionali. In questa ulteriore fase sarebbero stati a rischio il Tribunale di Vallo della Lucania, la stessa Corte di Appello ed la sezione T.A.R. di Salerno. Alla soddisfazione del Consiglio Superiore della Magistratura e della magistratura associata, da sempre favorevole ai tagli, ha fatto da contraltare l’Avvocatura, da sempre contraria, con tutte le sue articolazioni associative di base. Ricordiamo, come esempio, le tante battaglie dell’Associazione Forense Valle del Sele, in difesa dei presidi territoriali. Tiepidi, invece, gli ambienti politici: parlamentari ed amministratori locali, stretti tra strategie generali e sollecitazioni territoriali, sono stati incapaci di produrre vere iniziative e trovare soluzioni. Fino ad arrivare ad oggi, ed ai nuovi proposti dell’attuale Governo, che – almeno sulla carta – si propone di riaprire i giochi.

Analisi del fenomeno. Lo Stato post unitario ha espresso una forte spinta all’accentramento amministrativo culminata, nella legge di unificazione amministrativa del Regno d’Italia del 1865, spiccatamente nordista. D’altronde l’esigenza era quella di portare sotto le istituzioni unitarie tutte le province annesse, in sostituzione dell’apparato borbonico. Questa spinta non si esaurisce nel secolo successivo: la legge sull’ordinamento giudiziario varata nel 1941 continua nella stessa direzione, basta confrontare il numero dei tribunali delle province del nord Italia con quelle del meridione, un rapporto sbilanciato che non è cambiato nei decenni seguenti. Tutta questa legislazione si fonda sulla concezione dello Stato gestore di pubbliche funzioni, con le sue articolazioni territoriali: la giurisdizione è unica e gestita dallo Stato. Invece negli ultimi due decenni si è fatta strada una nuova visione che pur di ridurre le spese ed accelerare i processi, introduce evidenti elementi di privatizzazione nella gestione dei servizi della giustizia. I tagli delle sedi giudiziarie sono stati accompagnati da un aumento esponenziale delle spese per l’accesso alla giustizia civile ( iscrizione a ruolo, bolli) ed alla penalizzazione esasperata del ricorso alle impugnazioni. Con l’introduzione della Mediazione, poi, si è creata una giustizia parallela, devoluta ad organismi privati, con evidenti scopi commerciali. L’Avvocatura, con i suoi organismi associativi di base, ha denunciato inascoltata, negli anni passati, che demolire presidi di giustizia e di legalità, chiudendo tribunali, aumentando le spese per l’accesso non fa altro che negare ai cittadini la effettività della tutela dei propri diritti. La privatizzazione asserve la giustizia ai poteri economici ed alle organizzazioni criminali. Sicuramente in Italia le inefficienze del sistema giustizia sono evidenti, e le raccomandazioni della Commissione europea, le numerose sentenza di condanna della Corte EDU, hanno periodicamente sottolineato la necessità di riforme strutturali. Tuttavia i provvedimenti adottati non hanno prodotto i risultati sperati, ed anzi hanno allontanato le istituzioni dai cittadini, minandone la fiducia nello Stato.

Le esigenze dei territori. La soppressione e l’accentramento degli uffici giudiziari segnano l’arretramento dello Stato dai territori periferici. Le pretese esigenze di contenimento delle spese e di efficienza degli uffici, si scontrano con quelle dei cittadini che hanno bisogno di avere una giustizia accessibile e vicina. Eboli, Battipaglia, la Piana del Sele ed i Comuni dell’Alto Sele, costituiscono un comprensorio territoriale vasto e complesso, con 34 comuni e circa 230.000 abitanti che non possono essere dimenticati. La chiusura di importanti uffici statali, e non solo giudiziari, comporta sempre un depauperamento anche del tessuto economico e sociale dei territori interessati Il documento programmatico del governo 5 Stelle – Lega ( cd. contratto) prevede interventi proprio per la rivisitazione della geografia giudiziaria, con l’intento di riportare

Tribunali, Procure, Giudici di Pace, vicino a cittadini ed imprese.

Proposta operativa. Dai territori dovrebbero nascere iniziative che coinvolgendo le amministrazioni comunali, provinciali e regionali interessate, possano riportare all’attenzione di Governo e Parlamento sui temi della giustizia, intesa come servizio verso il cittadino. Su questi argomenti Eboli Futura potrebbe promuovere e convocare un tavolo tecnico, operativo, per convogliare proposte e riaprire il confronto tra realtà locali ed amministrazione centrale. Argomenti : Accesso alla Giustizia e Giustizia di prossimità, Uffici del Giudice di Pace, Tribunali, Istituti penitenziari.

Enrico Tortolani Avvocato Consigliere Ordine Salerno

Cimitero Smart

ZES: una opportunità per il settore produttivo