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«Turismo, centro storico e rilancio dell’agricoltura».Intervista a Gerardo Rosania.

Cosa non è andato negli ultimi anni ad Eboli? E cosa ha funzionato?

“E’ venuto meno un disegno della città di Eboli di crescita, si è tornati ad essere il paese che campa sulle minuzie. Eboli è ritornata a ragionare su sé stessa, ha perso la vocazione ad assumere un ruolo guida nella Piana del Sele;  non ha funzionato il ruolo dell’Istituzione dentro al paese, nel senso che non è riuscito a diventare un punto di riferimento vero sia del dibattito politico – culturale sia come capacità di proposta da offrire agli operatori che vogliono investire nella nostra città. Non si parla di turismo, non si parla agli imprenditori agricoli e dell’industria. Il comune ha perso il proprio ruolo propulsivo e credo cha a fronte di questo abbiamo la città che si è impoverita in termini economici, culturali e politici, in altri termini, a mio avviso, non ha funzionato nulla!”

 

Ai tempi della Sua esperienza da sindaco quale futuro immaginava per Eboli?

“Ai tempi in cui ho svolto la funzione di sindaco ad Eboli avevamo messo giù un disegno della città, condivisibile o meno, ma che sicuramente c’era ed era un disegno che vedeva Eboli proiettata verso la Piana del Sele fino alla costa, ragionando sullo sviluppo turistico della fascia costiera, vera alternativa sia alla Costiera cilentana che a quella amalfitana, perché rispetto ad essa ha in più l’elemento dello spazio e quello della “verginità”. La nostra costa non è stata ancora completamente compromessa da interventi pseudo- turistici, soprattutto dopo le demolizioni del 1998/2001 come avviene a sud nella Costiera cilentana o al nord su quella amalfitana. Vedevamo, dunque, un’ipotesi di sviluppo di quell’area accessibile per via ferro, con la metropolitana, per via mare con la portualità diffusa, per via terra recuperando e mettendo in sicurezza le provinciali rendendo ZTL la strada litoranea. Vedevamo un ruolo importante dell’agricoltura non a caso il nostro piano regolatore, prevedeva la difesa della superficie destinata all’agricoltura. Per quanto riguarda l’area industriale, avevamo pensato alla svincolo autostradale, ad un interporto che doveva essere realizzato nella zona di Battipaglia e ad un polo agroalimentare a San Nicola Varco. La Regione adesso ci dice che queste cose non sono più delle priorità e gli amministratori di questa città hanno taciuto colpevolmente per cui non si è fatto nulla. La città è come se avesse perso le sue ambizioni, avevamo messo giù un disegno fisico di sviluppo economico e culturale della città che doveva proiettarci negli anni a futuro con un ruolo guida nella Piana, ma questo si è perso, non si capisce cosa si voglia fare di Eboli da chi oggi la governa.”

 

Cosa resta della visione progettuale che ha animato il Suo sindacato?

“Si è lavorato in modo scientifico a smantellare il disegno della città per sostituirlo con il nulla. Portare avanti idee che rivoluzionano una realtà non è sempre popolare poiché si va a rompere le scatole a qualcuno. E’ molto più semplice governare facendosi tirare la giacchetta e vivere alla giornata. Credo che da 13/14 anni chi amministra ad Eboli campi alla giornata, quindi, non è rimasto nulla di quel disegno; si è lavorato ad annullare quelle idee e quella capacità di mettere in campo un progetto che loro non avevano e non hanno. Siamo di fronte ad una classe politica di governo fallimentare.”

 

Oggi alla luce della situazione che vive Eboli, quali crede siano gli ambiti e i settori prioritari su cui l’amministrazione comunale dovrebbe intervenire in maniera veloce?

“Credo che il problema più grande ad Eboli sia quello dell’occupazione (soprattutto giovanile) dello sviluppo economico. Chi amministra dovrebbe concentrarsi sulle risorse che questo territorio può mettere in campo. Abbiamo un terreno turistico su cui si può lavorare benissimo: il turismo non può essere quello del mordi e fuggi, dovrebbe essere di qualità, ma per fare questo occorre creare i servizi, elementi attrattivi e di lì ragionare con gli imprenditori e convincerli a lavorare in questa direzione. Abbiamo poi il centro storico che non può essere solo quello dei ristoranti (che vanno bene), ma il nostro centro storico è fatto di ricchezze architettoniche, di storia e leggende, di vita vissuta che dovrebbe essere resa nota. Avevamo posto una questione, e cioè che se ogni anno a Paestum arrivavano circa 500mila visitatori, si sarebbe dovuto fare in modo che almeno il 10% di questi arrivasse anche ad Eboli, per farlo si devono mettere in campo iniziative che attengono alle nostre specificità, come chiese aperte anche di sera, una Pro Loco che funziona, una guida turistica che non c’e’ più, poiché l’ultima portava nell’introduzione la firma di un sindaco, quella di Gerardo Rosania. Potremmo far nascere un qualcosa di economicamente vero attorno al Santuario dei SS Cosma e Damiano con l’arrivo dei pellegrini. Penso che il problema vero sia quello di dare una svolta sulla crescita economica altrimenti questo paese è destinato a morire perché i giovani tendono ad andare via. Rilanciare un’agricoltura di grande qualità che abbiamo, ma di cui nessuno parla più, lavorando sul prodotto tipico.”

 

Quali devono essere gli ambiti strategici per il futuro di Eboli in cui l’attività dell’amministrazione comunale dovrebbe concentrare gli sforzi per favorire economia, sviluppo ed occupazione?

“La risposta a questa domanda sta in quello che ho già detto, secondo me si tratta di riprendere un discorso interrotto tanto tempo fa di crescita e  valorizzazione delle risorse che la città di Eboli può mettere a disposizione avendo l’attenzione di ragionare sempre sulla Piana del Sele. Eboli ha una grande capacità di diventare il punto di riferimento di tutta la Piana del Sele e tirarsi dietro tutti i comuni che gravitano attorno. Sul terreno specifico della sanità, invece, se avessimo seguito la strada che stava nel costruire l’ospedale unico della Piana probabilmente oggi avremmo avuto una struttura ospedaliera concorrente o a livello di quello di Nocera o di Vallo della Lucania. La scelta strategica è di ragionare come aree, quelle che sono le risorse comuni che ogni comune ha. Ma questo presuppone una svolta radicale: il cambio di una classe politica di governo che negli ultimi 13/14 anni ha fatto solo male a questa città.”

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